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Le ferie interrompono il periodo di comporto

2024-01-31 11:29

Redazione

Diritto e Lavoro, malattia, ferie,

Le ferie interrompono il periodo di comporto

IL GIUDIZIO.  La Cassazione ha respinto il ricorso della Società. Ha affermato che al lavoratore assente per malattia è consentito mutare il titolo de

IL GIUDIZIO. 
 

La Cassazione ha respinto il ricorso della Società. Ha affermato che al lavoratore assente per malattia è consentito mutare il titolo dell’assenza con la richiesta di fruizione delle ferie già maturate al fine di sospendere il decorso del periodo di comporto. Ove una richiesta di ferie sia stata avanzata e accolta prima del superamento del periodo di comporto, la dedotta successiva rinuncia alla fruizione delle ferie nel periodo indicato dal datore di lavoro deve essere provata in maniera chiara ed inequivoca, attesa la garanzia costituzionale deldiritto alle ferie e il rilevante interesse del lavoratore ad evitare, con la fruizione delle stesse, la possibile perdita del posto di lavoro per scadenza del periodo di comporto. Secondo la Suprema Corte il periodo di comporto è suscettibile di interruzione per effetto della richiesta del dipendente di godere del periodo feriale, che il datore di lavoro deve concedere anche in costanza di malattia del dipendente stesso.

Con l’ordinanza n. 582 dell’8 gennaio 2024 la Cassazione, Sezione Lavoro, si è pronunciata su un licenziamento irrogato ad un lavoratore per superamento del periodo di comporto. È opportuno ricordare che in base all’articolo 2110 del codice civile il datore di lavoro può licenziare il lavoratore dopo un periodo ininterrotto di assenza per malattia o infortunio (c.d. periodo di comporto) stabilito di norma dal- la contrattazione collettiva. Di solito 180 giorni. Il comporto può essere anche per sommatoria (c.d. eccessiva morbilità) quando le assenze sommate nell’arco di un anno superino i 180 giorni. Nella sentenza la Cassazione ha affermato che il periodo di comporto doveva essere interrotto per effetto della richiesta del lavoratore di usufruire di alcuni giorni di ferie ancora non godute allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto. Pertanto quei giorni di ferie andavano detratti dal periodo di comporto e il licenziamento è risultato illegittimo. Un lavoratore dipendente da un’azienda di Santa Maria Capua Vetere viene licenziato perché ha superato il periodo di comporto di 180 giorni di malattia. Il Tribunale di questa città dichiara illegittimo il licenziamento sul rilievo che erano stati erroneamente computati cinque giorni di assenza del mese di agosto 2016 riferibili invece a ferie. La Corte d’Appello di Napoli, in sede di impugnazione, ha rilevato che alla scadenza dell’ultimo periodo di malattia il lavoratore aveva chiesto ed ottenuto cinque giorni di ferie, dal 1 al 5 agosto 2016, che erano scaduti in prossimità della pausa estiva prevista nel periodo 8-21 agosto. Ha quindi ritenuto che il lavoratore, che aveva chiesto di poter beneficiare delle ferie dopo la scadenza della malattia, non dovesse precisare la sua intenzione di interrompere il periodo di comporto. Ha giudicato la condotta datoriale, che dopo due anni aveva imputato a malattia i giorni di ferie, contraria a buona fede e correttezza. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso la Società. Sostiene sostanzialmente che nel caso in cui tra la fine di una malattia e l’inizio di un’altra vi siano dei giorni festivi si debba presumere che la malattia sia continuativa. Pertanto quei giorni di assenza, in mancanza di prova che deve essere fornita dal lavoratore, vanno imputati al congedo per malattia e computati ai fini della maturazione del periodo di comporto.

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